Pastorale di strada

Pastorale di strada

Roma (Italia). È stato pubblicato il Documento finale del Simposio Internazionale sulla Pastorale della Strada promosso e organizzato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. È un "Piano d’azione" in risposta al fenomeno dei bambini e delle donne che si guadagnano da vivere sulla strada o vivono in strada.
I 61 delegati provenienti da 42 Paesi nelle sei regioni del mondo: America, Europa, Medio Africa occidentale e Madagascar, Asia e Oceania, e da 12 istituzioni cattoliche e congregazioni religiose hanno presentato a Papa Francesco le riflessioni e le deliberazioni emerse durante i giorni di lavoro, come informa una nota del Dicastero.
Per la Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice, su invito del Dicastero Migranti, ha partecipato suor Blanca Sanchez, collaboratrice dell’Ambito per le Missioni.

Il Simposio rientra in una serie di eventi che Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, dal 2003 ad oggi, ha messo in atto per combattere la piaga dei bambini e delle donne di strada. Quest'ultimo fenomeno è una realtà complessa cui anche la Chiesa deve far fronte. È una piaga che nasce dagli squilibri socio-economico dei nostri tempi; povertà, organizzazioni criminali organizzate, pratiche culturali malsane e discriminazione sfociano spesso in violenza contro le donne e rappresentano le principali cause da combattere per affrontare questo fenomeno preoccupante. L’industria del sesso è una delle principali cause che miete continuamente vittime indotte, spesso con feroci violenze, a vere forme di schiavitù.
L'altro dramma dei bambini di strada ha ormai raggiunto livelli globali ed è in continua crescita, soprattutto in alcuni Paesi in via di sviluppo. Povertà e migrazioni hanno aggravato questa realtà che prende origine dalla disgregazione famigliare, dagli abusi, dalle violenze, dall’abbandono e dal disagio sociale. Secondo le stime, nel mondo sono 5,5 milioni i minori vittime di lavoro forzato o tratta ai fini di sfruttamento sessuale e lavorativo, su un totale di 20,9 milioni di persone coinvolte; dati che nascondono una realtà sommersa non calcolata nei dati ufficiali. A livello mondiale si stima che, tra abbandonati e non, sono circa 150 milioni di bambini che fanno della strada la propria casa, il 40% di loro è senza dimora mentre, il restante 60%, lavora per le strade per sostenere la famiglia.
Il numero più alto di abbandono minorile si conta in Paesi come l’America Latina e l’Africa centrale anche se, questa realtà, raggiunge cifre elevate anche in molti Paesi dell'Europa orientale. Persuasi con promesse, seduzioni o violenze da parte di adulti o di cosche criminali, questi bambini vengono adescati per entrare nel giro della droga, della malavita e delle gang: spesso sono costretti all’accattonaggio e diventano vittime del traffico di persone umane.

Durante l’incontro sono stati studiati specifici piani d’azione per contrastare questa realtà drammatica che richiede interventi tempestivi sia da parte della Chiesa Universale e delle Chiese locali, che da parte delle Istituzioni civili.
Il Documento finale, infatti, mira a dare dignità e rispetto ai bambini e alle donne vittime di sfruttamenti e abusi e sprona a un rinnovato impegno comune nella lotta a gravi crimini contro l’umanità.
In particolare, il Documento cambia per la prima volta la terminologia usata in passato: non si parla più di ‘bambini di strada’ o ‘donne di strada’, ma di “bambini o donne che si guadagnano da vivere sulla strada o vivono in strada”. Esso, inoltre, contesta ogni atto legale e ogni politica favorevole alla prostituzione, realtà che disonora l’essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio ed esige che i Governi e gli Stati proteggano con ogni mezzo legale bambini e donne che si guadagnano da vivere o che vivono in strada, sostenendo le istituzioni impegnate alla loro liberazione e riabilitazione e rinforzando i procedimenti atti alla riunificazione e reintegrazione delle vittime all’interno delle famiglie naturali e di sani contesti familiari, offrendo libero accesso all’educazione e offrendo loro un lavoro dignitoso.

Nel testo vengono poi esortati Governi e Stati a garantire a queste categorie di bambini e donne, e alle loro famiglie, il diritto universale di ottenere una carta d’identità e altri documenti legali oltre che di assicurare il loro inserimento, come beneficiari, all’interno di programmi integrali e inclusivi di sviluppo, nei progetti internazionali e nelle politiche economiche nazionali, regionali e comunali, così come all’interno di politiche e servizi di protezione. Un sollecito anche per tutti i vescovi a scrivere una specifica lettera pastorale, a livello nazionale, diocesano o di Congregazioni, nel contesto della XIV Assemblea Ordinaria Generale del Sinodo sulla famiglia, proponendo apposite conferenze, dibattiti e momenti di preghiera [cattolica/ ecumenica/interreligiosa] incentrati sulla vita della famiglia di bambini e donne in questione.

Sempre ai vescovi, il Documento finale chiede che assicurino la giustizia sociale nei confronti di queste persone considerandole non come stranieri o semplici bisognosi di carità, ma come ordinari parrocchiani e cittadini con ogni diritto e dignità. Infine, un invito anche a tutti i trafficanti, gli sfruttatori e i clienti "a convertirsi", abbandonando queste attività illecite e inserendosi in programmi di riabilitazione appropriata.

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1 commento
31/10/2015 07:24:03 - Alice Chacko

You are in line with our beloved Pope Francis. In the periphery and with the people in the periphery. Congratulations. God bless your efforts. Let us wish and dream...LET THERE BE NO MORE STREET CHILDREN!


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