I poveri, voce di Cristo umile e povero

Roma (Italia). «Non amiamo a parole ma con i fatti». È il titolo e al tempo stesso l’invito del Messaggio di Papa Francesco per la Prima Giornata Mondiale dei Poveri che sarà celebrata domenica 19 novembre 2017.

La Giornata è stata istituita dallo stesso Bergoglio nella Lettera apostolica Misericordia et misera a conclusione del Giubileo straordinario della misericordia. La Giornata precede la solennità di Cristo Re dell’Universo, ultima domenica dell’anno liturgico, perché – scrive il Papa nel Messaggio – la «regalità di Cristo emerge in tutto il suo significato proprio sul Golgota, quando l’Innocente inchiodato sulla croce, povero, nudo e privo di tutto, incarna e rivela la pienezza dell’amore di Dio».

Il LOGO della Giornata esprime reciprocità. Una porta aperta e sul ciglio stanno due persone. Ambedue tendono la mano; una chiede aiuto, l’altra lo offre. Entrambi sono poveri. Chi tende la mano per entrare chiede condivisione; chi tende la mano per aiutare è invitato a uscire per condividere. Sono due mani tese che si incontrano ed esprimono solidarietà. “Benedette le mani che si aprono ad accogliere i poveri e a soccorrerli: sono mani che portano speranza. Benedette le mani che superano ogni barriera di cultura, di religione e di nazionalità versando olio di consolazione sulle piaghe dell’umanità. Benedette le mani che si aprono senza chiedere nulla in cambio, senza “se”, senza “però” e senza “forse”: sono mani che fanno scendere sui fratelli la benedizione di Dio” (n. 5).

I poveri sono, infatti, la voce di Cristo umile e povero. La Giornata è un momento “favorevole” per toccare i diversi aspetti della povertà, da quelli più esistenziali (i volti dei poveri) a quelli sempre affascinanti di origine biblica, a quelli più difficili, riguardanti l’origine e l’esistenza non tanto della povertà in astratto, ma dei poveri in concreto. Essi sono quasi diventati oggi, nella società consumistica e opulenta, degli scarti umani nella civiltà dello spreco, il loro numero purtroppo aumenta e la loro caratterizzazione storica attuale si fa sfuggente e diffusa, e non per questo meno drammatica, nelle città e nei paesi più sviluppati.

I poveri sono persone da incontrare, accogliere, amare. La povertà “ha il volto di donne, di uomini e di bambini sfruttati per vili interessi, calpestati dalle logiche perverse del potere e del denaro”. Davanti a questi scenari, il Papa ci chiede di non restare inerti e rassegnati, ma di “rispondere con una nuova visione della vita e della società”.

La Giornata dei Poveri è un appello alla necessità di comprendere e praticare, attraverso la carità, la solidarietà, l’integrazione, l’accoglienza del grido dei poveri, “collaborando attivamente con loro, per aiutarli a uscire dalla povertà e realizzare forme di vita consone a quella dignità umana, tanta cara a Papa Francesco e al magistero della Chiesa”.

I poveri e la povertà più che una sfida, sono una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo, ripensando i nostri stili di vita, rimettendo al centro le relazioni fondate sul riconoscimento della dignità umana come codice assoluto.

“Comunità in ascolto del grido dei poveri” - dalla Circolare della Madre n. 973

«Le Costituzioni ci additano lo stile delle prime comunità cristiane alle quali guardare per lasciarci trasformare dal Signore Gesù e dalle esigenze del Vangelo (cf C 25). Esse ci insegnano che la povertà è una scelta di amore e non una costrizione causata da situazioni contingenti. È in questa luce che vogliamo verificare se il nostro è un «tenore di vita sobrio e austero, nello stile salesiano di temperanza, gioia e semplicità» (C 23). La sobrietà va intesa non solo in senso economico, come spesso viene interpretata, ma riguarda il modo di essere e di agire: sobrietà nelle parole, nei gesti, nei giudizi, nelle scelte quotidiane. La sobrietà è via privilegiata alla solidarietà. C’è un intreccio meraviglioso tra sobrietà e solidarietà. La strada è già stata percorsa da Gesù e noi desideriamo porre i nostri passi sui suoi passi, facendo esperienza della comunione dei beni a servizio della missione attraverso cammini concreti, inculturati e verificabili. Questi beni sono frutto di una saggia e coerente auto-delimitazione sia personale che comunitaria. Essi si moltiplicano e crescono se diventano espressione di solidarietà e di fiducioso abbandono alla Provvidenza (cf CG XXIII, n. 64).

È importante la formazione del cuore per poterci mettere in ascolto dei poveri, tendere loro la mano, incontrarli, guardarli negli occhi, abbracciarli, per far sentire a ciascuno il calore dell’amore che permette di superare la solitudine. La loro mano tesa verso di noi è anche un invito ad uscire dalle nostre certezze e comodità e a riconoscere il valore che ha la povertà in se stessa.

Siamo disponibili a rivedere il nostro stile di vita, il nostro modo di vivere e di testimoniare la sobrietà nello spirito del Vangelo e del carisma salesiano? Come aiutarci a viverla in sintonia con Gesù povero e gustare la beatitudine dei poveri in spirito?».

Il messaggio integrale in nove traduzioni

Circolare n 973 Comunità in ascolto del grido dei poveri”

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