Chi ha paura delle “mele marce”?

Chi ha paura delle “mele marce”?

“Imparate da me che sono mite ed umile di cuore… Imparate dal mio cuore. Inizia il discepolato del cuore, per noi, sapienti e intelligenti, che corriamo il rischio di restare analfabeti del cuore…” Fin qui Padre Ermes Ronchi nel suo commento al Vangelo di questa XIV domenica del Tempo Ordinario. Tutti corriamo il rischio di restare “analfabeti del cuore”. Ed è forse la “disabilità del cuore” la disabilità più grave oggi, non la faticosa disabilità fisica, e neppure la pesante disabilità psichica.

È la disabilità del cuore che fa urlare “Tolleranza zero!” ma contro chi? Contro i poveri o contro chi crea le povertà, vecchie e nuove?

È la disabilità del cuore che conduce la società globalizzata odierna a difendersi “dai” poveri, piuttosto che a difendere i poveri.

È la disabilità del cuore che etichetta come “mele marce” i drogati, i giovani delinquenti, i senza casa, i clandestini, i disoccupati, le prostitute, gli immigrati, i minori abbandonati, i mendicanti, i ragazzi difficili, gli assistiti dai servizi sociali, gli abitanti dei quartieri poveri, dei ghetti, delle baraccopoli… “Marce” perché ‘disturbano', sono sporche e noiose, circolano senza meta, spaventano la gente, rendono indecorose le città, rifiutate e da rifiutare perché “semplicemente non servono. L'economia può crescere senza il loro contributo; per il resto della società esse non sono un beneficio, ma un costo”, come scrive il sociologo Dahrendorf .

E quando le mele marce sono messe vicino a quelle buone, le rovinano, le fanno marcire, le fanno diventare cattive: non capita mai il contrario. Perciò le mele marce vanno buttate via, messe fuori dal cesto. Fuori dalla società. Ma le mele marce sono mele… e grazie a Dio le persone non sono frutta da tenere in un cesto o da buttare via, come fa il fruttivendolo. Chi fa fatica nella vita, sperimenta il disagio, lo stigma e il non-amore, non può essere messo fuori dalla comunità sociale, perché è ‘marcio', ‘cattivo', ‘andato a male'… Anzi, possiamo credere che le “mele buone” hanno il potere – per contagio di vicinanza - di trasformare anche una mela marcia in mela buona!

Se ripartiamo dalla cultura del vangelo, scopriamo che l'approccio di Gesù è proprio quello alle “mele marce”: i pastori a Betlemme, i ladri e le prostitute cercati e incontrati, la donna samaritana e il buon samaritano, la Maddalena, il figliol prodigo, la pecora perduta. Parola – chiave del vangelo è “cercare le mele marce”, anziché fuggire da loro.

Il 18 giugno scorso la basilica di San Lorenzo, nel cuore di Napoli, era gremita così come le due sale vicine collegate con maxi-schermi. Erano arrivati da tutta Italia circa duemila “amici dei poveri”, da oltre 150 gruppi, comunità e movimenti ecclesiali, associazioni e istituti religiosi, donne e uomini di buona volontà che hanno fatto dell'impegno gratuito per gli altri la via per la realizzazione e la tenuta della nostra convivenza. Il convegno dal titolo “Il dono e la speranza. Amici dei poveri a convegno” è stato introdotto dal presidente della Comunità di Sant'Egidio che, accogliendo i partecipanti, ha sottolineato come il significato profondo di questa convocazione fosse di rimettere al centro il senso della gratuità, che reintroduce l'umano nella nostra società, e di promuovere la cultura del gratuito che libera dal sentimento di estraneità all'altro, dalla diffidenza, dalla paura e mostra la comunanza di destini, indicando un futuro comune.

Il cardinale Sepe, arcivescovo di Napoli, ospite del convegno, dopo aver ricordato il “generoso impegno di tanti movimenti che vivono quali apostoli di un'umanità che soffre e chiede di essere amata e aiutata”, ha affermato tra l'altro: “La povertà è la figlia dell'egoismo, dell'indifferenza, della sopraffazione”.

“Alla gratuità si unisca la giustizia”, gli ha fatto eco mons. Di Donna, vescovo ausiliare e delegato per la Carità della Conferenza Episcopale Campana, mentre mons. Nozza, Direttore della Caritas Italiana, ha ricordato l'impegno della Chiesa in Italia per educare alla vita buona del Vangelo, e ha concluso dicendo che “partire dai poveri è partire dal cuore dell'esperienza cristiana”.

La relazione introduttiva è stata tenuta da Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio. Il professore ha parlato di “potenza umile dei poveri” ed ha affermato: “La nostra società disprezza sempre più i poveri, ma il cristianesimo genera amicizia verso di loro. La presenza del povero è misteriosamente e umanamente potente: cambia più di un discorso, insegna la fedeltà, aiuta a conoscere la fragilità della vita, a pregare per e con loro… Si può cambiare il mondo a partire dai poveri”.

I tredici gruppi di studio nel pomeriggio e la via crucis serale per le vie di Napoli sono stati, per tutti i partecipanti, momenti di formazione di un “cuore più abile” nell'amare e consapevole che si può cambiare il mondo a partire dai poveri.

Per amore dei giovani poveri, abbandonati in pericolo, come i nostri santi, possiamo perseguire insieme la visione di un mondo diverso, più bello, dove la disabilità del cuore è curata dal contatto cordiale, evangelico con le “mele marce”.

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2 commentaires
09/07/2011 - NUNZIA

Don Dosco diceva che l`educazione è cosa di cuore.Se il nostro cuore è pazzamente innamorato di Gesù lo trasmetteremo per trabocco. al Grest abbiamo circa 500 ragazzi certamente ci sono quelli che ci fanno girare la testa,ma "IL VENITE E VEDRETE"della proposta che stiamo cercando di trasmettere ci permette di amare ed usare pazienza anche a quelli più difficili.Maria è al nostro fianco per rendere sempre più abile il nostro cuore. GRAZIE DELLA SOLLECITAZIONE

08/07/2011 - Fidelisa del Carmen Olmos

Suerte que a nuestros colegios llegan niñas con todas estas pobrezas, ojalá sepamos recuperarlas.


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