Natale nella Repubblica Democratica del Congo

Natale nella Repubblica Democratica del Congo «Qui in Congo la cornice del Natale è particolare, siamo nel periodo delle piogge e, dopo uno scroscio torrenziale, spunta tra i nuvoloni un sole forte che fa crescere a vista d’occhio verdure e fiori, dalle forme e colori sgargianti. La natura è potente è le “stelle di Natale” sono alberi che adornano le capanne e le case della gente”. Così ci scrive dal Congo suor Maria Luisa Tapparo, descrivendoci come si stanno preparando al Natale in una nazione che sta vivendo un periodo di ricostruzione nella pace e nella democrazia. E prosegue: «Il mese scorso sono stata nell’entroterra dove ci sono due nostre comunità (Sakania e Mokambo: 7 ore per fare 120 Km e dicono che ci è andata bene!) e sono rimasta a bocca aperta nel vedere tanti villaggi in piena “brusse” (boscaglia dove una volta vivevano i leoni) fatti di capanne molto piccole a forma quadrata in mattone con il tetto di paglia; in ogni minuscola capanna vive una famiglia di circa 10 persone in media, non c’è corrente elettrica e la vita segue i ritmi del sole con tradizioni molto antiche e rigide. La radio è l’unico mezzo di contatto che inizia a diffondersi, ma sono ancora poche, mi dicono! In città la vita è diversa, in quanto c’è la corrente elettrica, anche se va e viene. Le televisioni incominciano a diffondersi, la gente si accalca nei bar per vedere qualche trasmissione, sentire notizie e si incomincia a discutere liberamente, mentre prima, con la dittatura, era impensabile. Qui il 75% dei 60milioni di abitanti vive ancora con meno di un dollaro al giorno; il 62% dei bambini non va a scuola e il 53% degli adulti è analfabeta; i servizi sanitari insufficienti; manca l’acqua e la luce, le strade sono poche e dissestate. Il fenomeno dei ragazzi di strada è, purtroppo, in espansione; soprattutto la situazione delle bambine e adolescenti che sono costrette a vivere sulla strada è agghiacciante. Stiamo lavorando per prevenire, soprattutto attraverso gli oratori e la scuola, e insieme offrire a chi è sulla strada qualche possibilità concreta di uscita, ma sono piccole gocce.
Eppure la Repubblica Democratica del Congo dispone di risorse naturali, minerarie e umane ingenti che, se ben amministrate, potrebbero rendere la nazione uno dei motori economici e culturali dell’Africa; basta pensare ai giacimenti di cobalto, rame, uranio, oro, diamanti, petrolio, legno e un potenziale idroelettrico di più di 80.000 MW (il 4° del mondo).
Si sente nella gente la voglia di cambiare, di migliorare il tenore di vita attraverso un lavoro onesto e non più sfruttato, senza un minimo di previdenza sociale, com’è attualmente.
Abbiamo vissuto con la gente momenti di grande speranza con l’elezione del primo presidente, Joseph Kabila, scelto a suffragio universale, dopo 45 anni di dittatura, guerra civile, colpi di stato, che hanno portato il paese ad una miseria estrema. Non vi dico la gioia della gente, la festa popolare schietta piena di danze, tamburi, colori nel festeggiare la pace. Come pure l’emozione nell’andare a votare! Moltissimi sono analfabeti, quindi le schede portavano l’immagine dei candidati da scegliere… Ora la miseria continua ad essere graffiante, ma nella gente c’è la speranza che qualcosa possa cambiare.
Ho detto che la cornice del Natale in Congo è particolare, ma il cuore vivo del Natale, la venuta di Gesù tra i poveri, è lo stesso ed è il motivo della nostra speranza e della nostra gioia. Pur nella miseria, questo popolo non perde il gusto di danzare, di sperare, di impegnarsi perché ha la certezza che l’Invisibile è più reale del visibile e Dio non abbandona il suo popolo che spera in lui».

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1 commento
02/12/2018 18:30:26 - Aileen saavedra

Estoy asombrada de la fe en el señor .Vivo en Europa España mas consumismo menos religion.Me encontre su articulo de casualidad. Estoy haciendo un cuento de navidad con los niños que trabajan en los basureros, Me gusta


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