“Grazie, Iqbal”: 16 aprile, Giornata mondiale contro la schiavitù infantile

“Grazie, Iqbal”: 16 aprile, Giornata mondiale contro la schiavitù infantile

Iqbal, un bambino pakistano proveniente da una famiglia molto povera, è "affittato" dal padre a un commerciante di tappeti, che lo porta a lavorare in una fabbrica di tappeti, dove lavorano esclusivamente bambini della sua età (quattro anni). Privi di ogni libertà, con il pretesto del rimborso del debito da parte dei loro genitori, i bambini, con le loro mani minute, sono sfruttati, puniti per ogni piccolo errore e percossi a ogni tentativo di ribellione.
Iqbal, forte e coraggioso, diventa il punto di riferimento degli altri bambini, con cui riesce anche a ridere e a scherzare. Quando raggiunge i dieci anni di età, riesce a scappare. Incontra Ulla Khasi, che si occupa di minori sfruttati, e che gli fa intravedere un mondo diverso, nel quale i bambini della sua età vanno a scuola, giocano, hanno dei diritti. Iqbal decide così di impegnarsi per la libertà dei bambini-schiavi. Denuncia le mafie tessili del Pakistan e le fabbriche dello sfruttamento, i trucchi e le connivenze che lo rendono possibile. La sua voce inizia a essere ascoltata in varie parti del mondo da organizzazioni umanitarie, giornali, parlamenti e università. Sotto la pressione internazionale, il sistema comincia a entrare in crisi, le esportazioni dei tappeti si contraggono, il governo pakistano deve chiudere tante fabbriche di tappeti e liberare i bambini sfruttati… e Iqbal Masih diventa un problema. Il 16 aprile 1995, festa di Pasqua, è assassinato.
Questa non è solo la trama del film “Iqbal 1998”, ma soprattutto la storia di un ragazzino che con le sue scelte coraggiose, pagando di persona fino alla morte, accese una luce su uno degli angoli più oscuri e penosi del mondo globalizzato: lo sfruttamento dell’infanzia.
Anche quest’anno il 16 aprile celebriamo la vita di Iqbal, il cui assassinio manifestò chiaramente la drammatica realtà delle centinaia di milioni di bambini che – in tutto il mondo - soffrono le più diverse forme di schiavitù: incatenati davanti ad una macchina per cucire o a un telaio; al lavoro nelle miniere; bambini-soldato e usati per sminare campi minati; costretti all’accattonaggio; usati come pezzi di ricambio per trapianti di organi; coinvolti nel fenomeno della tratta e costretti a prostituirsi; vittime di turismo sessuale, di pedofilia, usati nel mercato pedopornografico; vittime di abusi in famiglia, costretti a un matrimonio precoce…

Il nostro cuore di educatrici non rimane impassibile di fronte a questa “massa di sofferenza” racchiusa in tante giovani vite. Questi “impoverimenti” – nuovi e antichi – che gravano sull’esistenza di tanti bambini e adolescenti, provocano la creatività del nostro amore, il coraggio audace che spinge oltre… e la leggibilità trasparente della nostra vita tutta spesa e regalata ai piccoli, ai giovani, per la loro felicità.

Tornano alla mente don Bosco e Maria Domenica.
Lui, don Bosco, che sfidava e vinceva i giovani dell’oratorio nella corsa, lui ormai cinquant’anni sulle spalle, correva con loro e vinceva… andava avanti fino alla temerità… bruciava la sua vita su tutti i fronti per portare un solo cuore alla gioia, a Dio!
Lei, Maria Domenica che, già malata, viaggiava ancora per andare ad incontrare le sue prime giovani Figlie… le sue visioni per la missione, spazi immensi e lavoro incessante, rischi e avventura, coraggio e fermezza.
Di fronte a tutti i piccoli che soffrono soprusi e attentati alla vita, don Bosco e Maria Domenica infiammano ancora la nostra esistenza di senso, motivano le nostre volontà ad affrontare qualsiasi sacrificio per portare un cuore a Dio, un giovane alla gioia, un piccolo all’esperienza di sentirsi accolto e amato.
Don Bosco e Maria Domenica amavano i giovani e come un vento li trascinavano: per loro aprivano strade nuove, cercavano nuove soluzioni e a loro si affidavano… rompendo gli schemi della prudenza (e della paura), dell’abitudine (e della comodità), dell’imborghesimento (e delle giustificazioni).
“Basta che siate giovani perché vi ami assai”, tornano a dirci don Bosco e Maria Domenica, per dare sempre il privilegio ai giovani, per aprire il loro cuore, per scoprire le loro povertà e lottare contro di esse. Trascinati ad amare i piccoli e i poveri, immischiati totalmente nelle loro profonde sofferenze, con azioni semplici ma efficaci che ciascuna di noi può compiere per combattere le tante schiavitù di piccoli e adolescenti.
Don Bosco e Maria Domenica amando i giovani si sono fatti santi: ci aiutino a fare scelte coraggiose e a trovare forme concrete di impegno civile per combattere violenza, impoverimento ed esclusione nell’esistenza dei minori. “L’attenzione alle nuove povertà sfida a progettare percorsi formativi all’insegna della preventività per accogliere e dare sostegno… difendere… combattere… liberare… accogliere…” (cf Linee orientative della missione educativa delle FMA n. 162).


Sr. Elena Rastello, fma

 

Guarda il video: Storia di Iqbal

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