Al via il Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra. Tra aspettative e realtà

Al via il Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra. Tra aspettative e realtà

Riportiamo di seguito l'articolo integrale di Emanuela Di Paola, stagista all'Ufficio fma dei Diritti Umani a Ginevra, che descrive come la comunità internazionale si stia interrogando sui temi della Pace e dei diritti.

“The International community is late”, la comunità internazionale è in ritardo. Così Navy Pillay, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, apre il suo discorso introduttivo che, come da procedura, rimane al primo punto all'ordine del giorno, sancendo così l'inizio dei lavori del ventiquattresimo Consiglio dei Diritti Umani a Ginevra. Il mandato del Consiglio è quello di supervisionare il rispetto e le violazioni dei diritti umani in tutti gli stati aderenti alle Nazioni Unite (anche quelli che hanno votato contro la creazione del Consiglio stesso), e informare l'opinione pubblica mondiale dello stato dei diritti umani nel mondo. Rivolgendosi all'assemblea composta dai 47 Stati membri, dai Paesi osservatori, dagli organismi internazionali e dalla società civile rappresentata dalle Ong con statuto consultivo presso l'ONU, l'Alto Commissario ha parlato con tono energico e risoluto, auspicando la disponibilità al dialogo da parte dei governi, l'attuazione di sforzi multilaterali volti a promuovere la via politica e la realizzazione di passi concreti verso una soluzione pacifica del conflitto. Serve una risposta corale. “Non esiste una via facilitata”, ha detto, per uscire da quello che ha definito “l'incubo” siriano. Non ci sono strade alternative, se non l'immediata negoziazione che conduca verso la conclusione del conflitto.

Tesa l'atmosfera della vigilia, vista la grande apprensione per gli sviluppi della situazione internazionale, e forti le attese per questa sessione del Consiglio – in corso di svolgimento nella Sala XX di Palais des Nations e che terminerà il 27 settembre prossimo – che inizia proprio in un periodo cruciale per le sorti degli equilibri mondiali. L'Alto Commissario ha definito l'uso di armi chimiche “uno dei peggiori crimini che possano essere commessi”, riportando una tragica realtà in cifre: 2600 i siriani rimasti uccisi nel conflitto fino a due anni fa – quando lei stessa aveva riferito al Consiglio – a confronto degli oltre 100,000 morti che oggi conta la guerra civile in Siria. E mentre l'attenzione del mondo politico e della società civile è concentrata sulla questione siriana, Navi Pillay invita a non dimenticare gli sforzi compiuti da altri Paesi, specialmente del Medio Oriente, per affermare il loro diritto alla dignità, alla pace e alla sicurezza e garantire il pieno riconoscimento di tutti gli altri diritti umani. Così nella sua dichiarazione, l'Alto Commissario ha riportato una visione generale sullo stato dei diritti umani in paesi di particolare rilevanza in proposito. Ecco allora che Navi Pillay ha aggiornato il Consiglio sul livello di tutela dei diritti umani in Iraq, Egitto, Barhein, Turchia, Colombia, Sudan, Myanmar, Tunisia, Repubblica democratica del Congo, Mali. Auspica per l'Egitto che si faccia luce sulla situazione, invitando il paese a un impegno concreto per ristabilire lo stato di diritto e garantire un futuro al suo popolo, tramite la tutela dei diritti e nel rispetto delle differenze di genere, religione e opinione politica.

Particolare attenzione per lo Sri Lanka, dove l'Alto commissario si è recato di recente per verificare personalmente le condizioni di vita del popolo cingalese. Parlando di Israele, Navi Pillay ha espresso la sua preoccupazione per l'eccessivo uso della forza, manifestando la sua chiara denuncia delle ripetute violazioni che perpetuano un sistema di occupazione. Dopo aver segnalato la rilevanza del diritto allo sviluppo e il valore della tutela dei diritti economici, sociali e culturali, ha anche menzionato gli effetti della crisi economica sui più poveri e sulle categorie più vulnerabili, con un accenno all'insicurezza alimentare e altre ardue sfide della nostra epoca. Ha inoltre posto l'accento sugli sforzi compiuti dall'Alto Commissariato per la promozione, la protezione e la tutela dei diritti umani nel mondo, esprimendo la necessità di un maggiore e sempre più vigoroso impegno da parte degli Stati per la difesa dei diritti e per la condanna delle violazioni, marcando ulteriormente l'importanza dell'azione congiunta di Consiglio e Alto Commissariato a tal proposito. Poi è stata la volta degli Stati membri, chiamati a dare il loro contributo durante il dibattito generale, tramite l'aggiornamento del Consiglio. Quasi tutti d'accordo nel condannare violazioni e abusi, negli statement pronunciati dagli ambasciatori e rappresentanti delle delegazioni, cui il Presidente del Consiglio in carica, il polacco Henczel, cede di volta in volta la parola. Dopo aver ringraziato l'Alto Commissario per il fondamentale lavoro svolto dal suo Ufficio, esprimono la loro preoccupazione per la situazione siriana e per i diritti negati alla popolazione, in particolare i bambini, nell'unanime condanna dell'attacco del 21 agosto scorso e dell'uso di armi chimiche. Moltii riferimenti alla situazione in Egitto. E mentre Chile e Perù hanno “osato”, nominando il Papa nei loro significativi interventi, ha disatteso le aspettative l'Ambasciatrice USA, che ha evitato in modo strategico il discorso sulla Siria, concentrando l'attenzione sull'Egitto e condannando l'eccessivo uso della forza da parte delle truppe governative.

La delegazione siriana, dal canto suo, con tono secco e deciso parla di ostacoli posti da alcuni stati, che ostruiscono la via del dialogo per il raggiungimento di una soluzione pacifica. È stato fatto “troppo poco, troppo tardi”, dicono. Successivamente ai discorsi di Ana Pineda, Ministro della Giustizia dell'Honduras e di Yingluck Shinawatra, Primo Ministro thailandese, ospiti d'onore al Consiglio, è stata la volta delle Ong, che hanno aggiornato l'assemblea sullo stato dei diritti umani del mondo, denunciando forti violazioni e abusi riscontrati nel loro lavoro quotidiano sul campo. Si nota il cambiamento di registro, per l'utilizzo di un tono più personale e accorato, forse meno costretto da protocolli e obblighi di tipo politico.

La presenza delle ONG nel dibattito è fondamentale, dal momento che – grazie allo status di soggettività internazionale funzionale riconosciuto loro insieme allo status consultivo – giocano un ruolo attivo, mettendo il Consiglio al corrente di situazioni che altrimenti resterebbero taciute. Un modo per dar voce ai diritti di chi non ha voce. È di certo necessario attendere la conclusione dei lavori per tracciare un bilancio dei risultati raggiunti. Al momento resta una serie di previsioni, incognite e dubbi, che si spera di veder chiariti nel corso del Consiglio. Mentre ciascuno degli attori dello scacchiere internazionale studia le sue mosse, l'Alto Commissario Navi Pillay, con sostanziale chiarezza e imparzialità, è apparsa a tratti rigida e severa rivolgendosi agli Stati. Con forte tono di denuncia, ha auspicato la ricerca consapevole di un cammino verso i negoziati e il dialogo, il percorso più arduo, ma inevitabile per scongiurare il prolungamento delle sofferenze del popolo siriano e la distruzione degli equilibri mondiali, che potrebbe avere conseguenze catastrofiche.

Di certo, per il Consiglio dei Diritti Umani la ventiquattresima si prospetta essere una sessione particolare, in cui tensione, obblighi e aspettative si mescolano, in un momento in cui la situazione politica mondiale risente di un equilibrio precario. Quello che trapela dal dibattito generale, comunque, è che resta ancora molto da fare nel mondo per la protezione e la tutela dei diritti dei bambini, delle donne, dei migranti, delle popolazioni indigene e delle minoranze.

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2 comentarios
23/10/2013 23:51:53 - Da Busti Edvanda

Io sono una persona con i diritti umani violati a causa di un errore medico al Ospedale Infantile Gaslini nel 1995 su mio figlio, da allora non abbiamo mai più avuto diritto a cure mediche oneste e ora non ho neanche diritto a denunciare una circonvenzine di incapace ai danni di mia madre, non abbiamo diritto alla salute e neanche il diritto a diritti legali. Più violati di cosi non è possibile e siamo in Italia nel 2013 staim oper perdere il nostro patrimonio causa di un Notaoi inescrupuloso il Notaio Biglia di Saronno ma chi se ne frega tanto non mi possono denunciare è gente senza diritto a diritti legali. Siamo un piatto prelibato per malviventi e trufattori completamente in balia a noi stessi e pi si parla di diritti umani violati

14/09/2013 17:01:55 - Sr. Giustina Zanato

Grazie per aiutarci a riflettere sui grandi crimini che ancora oggi si assistono nei nostri Paesi....aiutiamo a far crescere la PACE per formare uomini di PACE e continuiamo a fare non solo preghiere con questo intento, ma il digiuno che serve per poter convertire i "grandi" al dialogo e a trattative di pace...


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