A 50 anni dalla “Pacem in terris”

A 50 anni dalla “Pacem in terris”

Roma (Italia). L'anno 2013 è segnato per la Chiesa Cattolica da un evento molto rilevante quale è il 50° anniversario della pubblicazione della Lettera Enciclica Pacem in terris del Beato Giovanni XXII. Per celebrare questa importante ricorrenza il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha organizzato, dal 2 al 4 ottobre, tre giornate di studio e approfondimento dei temi principali del Documento. Suor Julia Arciniegas, fma, membro della Commissione Giustizia, Pace e Integrità del Creato, dell' USG e UISG, ha partecipato alle giornate del 3 e 4.

La necessità di una riforma delle Nazioni Unite e l'attualità degli insegnamenti del beato Giovanni XXIII nel campo dei diritti umani, del bene comune e della politica, sono alcuni dei temi che sono stati affrontati durante le giornate .

L'evento è stato aperto dal saluto del cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson e di monsignor Mario Toso, rispettivamente presidente e segretario del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, e dal card. Zenon Grocholewski, prefetto della Congregazione per l'educazione cattolica. Evento culmine del convegno è stata l'udienza con Papa Francesco, il giorno 3 ottobre.

«Alla fine del 1962, con il mondo sull'orlo di un conflitto nucleare, papa Giovanni XXIII elevò un “drammatico e accorato appello di pace” che era “un grido agli uomini, ma era anche una supplica rivolta al Cielo- ha ricordato papa Francesco - I semi di pace gettati dal Beato Giovanni XXIII hanno portato frutti che si sono concretizzati in particolare durante il pontificato di Giovanni Paolo II, tuttavia nonostante siano caduti muri e barriere, il mondo continua ad avere bisogno di pace e il richiamo della Pacem in terris rimane fortemente attuale».

Papa Francesco ha sottolineato l'impegno di ciascuno ad essere un costruttore di pace: «L'uomo ha quindi il compito di costruire la pace “sull'esempio di Gesù Cristo”, da un lato promuovendo e praticando la giustizia “con verità e amore”, dall'altro contribuendo, ognuno secondo le sue possibilità, allo sviluppo umano integrale, secondo la logica della solidarietà».

Inoltre, il papa ha sottolineato come la Pacem in terris ci ricorda che non può esserci vera pace «se non superiamo egoismi, individualismi, interessi di gruppo e questo a tutti i livelli».

A distanza di mezzo secolo, ha osservato il Santo Padre, c'è da chiedersi se i principi della Pacem in terris siano davvero acquisiti nella realtà e se trovino «riscontro nello sviluppo delle nostre società».

Al giorno d'oggi, notevole è l'attualità della Pacem in terris in merito alle “ res novae ” trattate nel convegno di questi giorni come “l'emergenza educativa, l'influsso dei mezzi di comunicazione di massa sulle coscienze, l'accesso alle risorse della terra, il buono o cattivo uso dei risultati delle ricerche biologiche, la corsa agli armamenti e le misure di sicurezza nazionali ed internazionali”.

La “inumana” crisi economica globale, poi, è un sintomo grave della mancanza di rispetto per l'uomo e per la verità con cui sono state prese decisioni da parte dei Governi e dei cittadini: in tal senso la Pacem in terris suggerisce «un ripensamento del nostro modello di sviluppo e di azione a tutti i livelli, perché il nostro mondo sia un mondo di pace», ha detto papa Francesco, aggiungendo: «Mi domando se siamo disposti a raccoglierne l'invito».

Mons. Mario Toso, sdb, segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha così commentato le riflessioni affrontate durante il convegno: «Papa Giovanni XXIII, con la Pacem in terris, insegna a riflettere e ad agire, rispetto alla pace, in positivo: a partire dalla pace. Se vuoi la pace, costruisci la pace. E questa non è un'utopia astratta, meramente immaginaria, senza fondamento nella realtà. È anzitutto un'esperienza profonda di ogni essere umano e della società. È desiderio innato, insopprimibile aspirazione del cuore umano, dei popoli. In definitiva, il valore storico dell'enciclica è quello di presentare un'utopia in cammino, che convochi le persone alla realizzazione comunitaria del bene comune, alla speranza».

Escribir un comentario
No hay comentarios a esta entradam.
Sé el primero en comentar!

OK Su questo sito NON utilizziamo cookie di profilazione, ma solo cookie tecnici e/o per il monitoraggio degli accessi. Se vuoi saperne di più clicca qui. Cliccando sul pulsante OK presti il consenso all'uso di tutti i cookie.