Patria e Religione

Patria e Religione

Roma (Italia). Il giorno 3 novembre 2016, è stata inaugurata a Roma la mostra “Patria e religione: religiosi e religiose italiani nella prima guerra mondiale” con l’intento di far conoscere il grande impegno caritativo di religiosi e religiose durante la prima guerra mondiale, “un contributo senza il quale”, specifica il curatore Padre Giancarlo Rocca, paolino, “le sofferenze degli italiani sarebbero state decisamente maggiori”.

All’inaugurazione, tenutasi al Vittoriano all’interno degli spazi dedicati permanentemente al Risorgimento Italiano, sono intervenuti il Prof. Romano Ugolini (Presidente dell'Istituto per la Storia del Risorgimento italiano), Dr. Marco Pizzo (Direttore del Museo centrale del Risorgimento Italiano), insieme al già citato Padre Giancarlo Rocca, SSP (Storico e direttore del Dizionario  degli Istituti Religiosi) ed hanno partecipato suor Grazia Loparco, Docente di Storia della Chiesa presso la Facoltà Auxilium e suor Angela Marzorati, responsabile dell’Ufficio Documentazione dell’archivio Generale fma.

Il Prof. Ugolini ha evidenziato il riavvicinamento fra Stato e Chiesa avvenuto proprio in seguito all’evento bellico della I Guerra mondiale (1915-18) e dovuto essenzialmente alla coscienza di essere cittadini dello Stato nazionale e perciò obbedienti alle sue leggi. Si è trattato di un riavvicinamento che ha evidenziato nel tempo anche la potenzialità dell’apporto femminile realizzato da tante religiose in vari campi, non ultimo quello sociale all’interno di un impegno nelle fabbriche quali assistenti e formatrici delle lavoratrici. È il caso delle Figlie di M. Ausiliatrice delle quali viene citata nella mostra la presenza nella fabbrica di Intra (Verbania)  e di Borgosesia (Vercelli).

Il Dott. Pizzo ha spiegato come, con questa mostra, si aggiunge una tappa alle varie mostre temporanee che vanno ad integrare le conoscenze sul Risorgimento Italiano. Il tema trattato in questo caso riguarda un aspetto solitamente ignorato ed è comunicato  soprattutto attraverso fotografie e riproduzioni di documenti. Questo faciliterà l’avvicinamento alla mostra particolarmente visitata da alunni delle scuole italiane (circa 50.000 all’anno).
Secondo P. Rocca oltre la metà dei religiosi e almeno un terzo delle religiose non si sono tirati indietro partecipando anche alle attività necessarie per l’andamento generale della guerra.

L’iniziativa, infatti, porta in luce numeri e risposte prodotte dai diversi Istituti: “Circa 9.400 i religiosi italiani che hanno preso parte alla guerra, provenienti da oltre 40 Congregazioni, di cui 572 divennero ufficiali, 592 furono cappellani militari, 362 furono feriti, 320 morirono in guerra e 376 furono decorati”. Il maggior numero proveniva dai Frati Minori, che in guerra inviarono oltre 2.200 religiosi. Trecento i Fratelli delle Scuole Cristiane. Il numero delle religiose impegnate nei vari ospedali (da campo, di riserva, territoriali, contumaciali, treni ospedale ecc.) resta imprecisato, ma certamente furono diverse migliaia. “Solo le Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli ad esempio ne impegnarono circa 800”.
Così la mostra fa memoria tra l’altro della trasformazione di centinaia di case religiose in ospedali, come l’Istituto De Merode di Roma per i soldati feriti in guerra, diretto da Fratel Alessandro Alessandrini, lasalliano, dell’educandato delle suore Dorotee di Vicenza, di quello delle Suore Ravasco a Genova, della casa dei Salesiani a Verona, del noviziato delle suore della Provvidenza a Udine, sede dell’ospedale Città di Milano. Tante ancora vennero adibite ad uso militare, “Case del soldato” fondate nel corso della guerra.

Tra gli istituti in vario modo raccontati nell’esposizione Salesiani, Benedettini di Montevergine, Fratelli di Nostra Signora della Misericordia, Oblati di San Giuseppe, Camilliani, Suore di Maria Bambina, Figlie di Maria Ausiliatrice, Suore della Provvidenza, Figlie della Carità di S. Vincenzo de Paoli e Marcelline. L’esposizione resterà aperta fino al 5 febbraio 2017.

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