Fast generation

Fast generation

Pier Paolo Donati, docente dell'Università di Bologna, sostiene che la questione dell'emergenza educativa non consiste nel fatto che ci troviamo di fronte ad una società che vorrebbe educare, ma fallisce. La questione è assai più grave e radicale: l'emergenza educativa sta nel fatto che l'impossibilità di educare è pensata come una condizione normale della società in cui viviamo. Essa è stata resa inevitabile, ed anzi desiderabile e auspicabile, da quando la nostra società si è concepita come aperta alla massima variabilità possibile delle opzioni e dei comportamenti, cosicché la stessa devianza è stata incorporata come una delle tante possibilità ammissibili, fino ad essere progressivamente inclusa come comportamento ‘normale' alla sola condizione di non ledere gli uguali diritti degli altri a fare lo stesso. In ciò consiste la vera natura dell'emergenza educativa.

Le nuove generazioni ‘girano a vuoto' non solo perché mancano delle opportunità, o perché mancano dei genitori e degli insegnanti validi, ma perché la società in cui vivono insegna loro che non devono avere mete e fare progetti dato che sarebbero comunque irrealizzabili.
Molti giovani nel contesto contemporaneo vivono la fast generation, senza radici né ali. Il dubbio da affrontare per molti non è: «Essere o non essere?», ma piuttosto: «To look or not to look: that is the question?». Apparire o non apparire!
Le nuove generazioni, soprattutto quelle dei contesti ad alto sviluppo sono preoccupate più della facciata che della sostanza. Come a dire sotto il vestito ... nulla.

Ma che cosa offrono gli adulti ai giovani? Che cosa vedono gli occhi degli adolescenti e dei giovani. Cosa leggono nella società adulta? Prossimità o sopraffazione, in forme ora velate, ora esplicite? Senso del bene comune o individualismo, corruzione? Il primato dell'essere o dell'apparire?
Lo studioso Jorge Baeza Correa, nel suo intervento al 3 o Congreso Latinoamericano de Jóvenes ( Los Teques – Venezuela, 5-12 settembre 2010), ha affermato che nonostante l'enorme diversità che attualmente caratterizza le giovani generazioni si possono intravedere alcuni elementi comuni. Preadolescenti, adolescenti e giovani danno molta importanza al corpo, alla musica, alle forme personalizzate di religione, al predominio dell'immagine, alle nuove tecnologie della comunicazione, all'affettività come dimensione della personalità e delle relazioni sociali, al presente come dimensione temporale fondamentale.
Queste caratteristiche comuni della gioventù, sono anche le caratteristiche della maggioranza della popolazione. Gli adulti di oggi sono più centrati in se stessi e molto più preoccupati del presente che del futuro, più di spazi privati e di ricerca di realizzazione personale, che di servire il bene comune. Le nuove generazioni in un certo senso non sono tanto differenti dagli adulti attuali.
Oggi adulti e giovani non avanzano in forma graduale e continua e nemmeno attraverso un cammino previo e in qualche modo predeterminato. L'incertezza impone una continua presa di decisione e questo richiede a tutti, adulti e giovani, una maggiore capacità di gestire se stessi. Tutte le persone e specialmente i giovani che si trovano nella tappa della costruzione dell'identità, devono essere capaci di gestire le proprie tensioni, di agire sul proprio io e di stabilire legami sociali che diano la possibilità di identificarsi e differenziarsi nelle relazioni con gli altri.

È certo che non tutti hanno la stessa capacità di amministrare le proprie tensioni, costruire la propria identità, elaborare un progetto di vita e strutturare adeguatamente i legami sociali. Tale situazione richiama la necessità dell'accompagnamento educativo.
La domanda è immediata: come accompagnare?
Accompagnare con la consapevolezza che gli adolescenti, le/i giovani non sono oggetto, caso o paziente da curare, ma interlocutori a cui spesso basta essere ascoltati . Molti ragazzi e ragazze cercano adulti capaci di ascoltare cioè una persona che dedica tempo, attenzione, non giudica, lascia spazio alla narrazione, non interrompe, non invade, non guarda dall'alto in basso, non si distrae, non sottovaluta, non ironizza, non deride, non sminuisce, non si agita, non pensa a rispondere. Talvolta le soluzioni, le risposte non servono.
Basta ascoltare per diventare autorevoli.

Mara Borsi

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